Bastardi Senza Gloria – La nostra Recensione

Germania, 1941: la famiglia della piccola Shoshanna (Melanie Laurent) viene sterminata dal colonnello delle SS Hans Landa, cacciatore di ebrei. La ragazza, sopravvissuta al massacro, trova scampo a Parigi, dove dirige un cinema ereditato da una zia. 4 anni più tardi, il cinema diviene oggetto di attenzioni da parte dei nazisti, che lo vogliono utilizzare per la prima visione di un film inneggiante al patriottismo militare, in un periodo in cui gli alleati sono già sbarcati in Normandia.

In tale occasione sarà riempito dalle maggiori celebrità del reich, Hitler compreso. La situazione diviene quindi imperdibile, per la ragazza, per organizzare un attentato col fine di vendicare la morte della famiglia. Ma nello stesso momento l’attentato è ordito anche dal gruppo dei ‘bastardi’, un gruppo di militari ebrei, comandati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt), il cui unico obiettivo in quegli anni è stato compiere agguati per uccidere senza pietà il maggior numero possibile di nazisti e vendicare le atrocità subite.


Fantastico cast per un film firmato da Quentin Tarantino. Su tutti campeggia Christoph Waltz, nel ruolo del colonnello nazista Landa, affascinante ‘cattivo’ pur nella sua follia. I dialoghi sottili e le mimiche perfettamente elaborate rendono decisamente bene la sensazione di trovarsi di fronte ad un cinico gioco di caccia tra gatto e topo, come nel finto interrogatorio iniziale. Dialoghi molto lunghi ma studiati per essere al centro di una pellicola in cui l’azione vendicativa non è poi tanta come ci si aspetterebbe per un titolo incentrato sui ‘bastardi’, ma in cui campeggiano invece i momenti studiati ad arte per mettere in mostra le doti degli attori e lo spessore psicologico del regista.


Partendo come base da un film del ’77 (Quel maledetto treno blindato, di Enzo Castellari), Tarantino non ne fa proprio un remake, ma ne modifica l’anima e prende strade differenti, variando la trama e organizzando il tutto come una sorta di opera teatrale, divisa in 5 atti, in cui è evidente la sua mano: nei titoli campeggianti nello schermo sui personaggi a cui dare più rilievo, nelle sparatorie velocissime e frenetiche, che rompono come d’incanto la tensione dei lunghi dialoghi studiati fino a quel momento, nelle crude scene di violenza.

Ma il film vuole essere anche un omaggio al cinema e alla sua arte da parte di Tarantino, più che in ogni altro suo film; sia per le varie citazioni presenti nel film, sia per il tema centrale della pellicola, che verrà mostrata nel cinema oggetto dell’attentato, che diviene essa stessa portatrice di vendetta, oltre che di ‘sogno’, di desiderio. Ed ecco infatti l’improbabile finale del film, fuori da ogni canone realistico.
Un Tarantino che comunque ha diviso la critica del festival di Cannes tra entusiasti e delusi dalla lentezza di alcune parti del film; Tarantino è un regista particolare, che può piacere o meno, ma che in fin dei conti va preso per quel che è, un artista del grande schermo.

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